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Torta marmorizzata di pere e rum

Chi mi conosce mi vuole bene. E non è un modo di dire. 
Posso non stare simpatica a tutti, posso essere in divergenza di opinione con tanti, ma chi mi conosce finisce per apprezzarmi. La mia voglia di far bene, la mia fragilità, il mio spirito di adattamento, le mie parole buone, ma anche la mia voglia di ridere. E la mia buona fede. La cattiveria non mi appartiene, la sofferenza a volte sì.
Ma io ormai, a dispetto delle incertezze (mie), delle paure (mie), delle chiacchere (altrui) e delle invidie (altrui),  ho iniziato a sorridere. E finchè ci sarà l’autunno, finchè ci saranno funghi, uva, giuggiole, nebbiolina, risotti, stivali, tè caldo, fruscìo, gatti coccolosi, zucche. Finchè la campagna profumerà di erba tagliata, di foglie secche, di mosto cotto, di cose semplici, io sorriderò. 
I mostri non esistono se si è capaci di sfoggiare l’arma vincente. Anzi, il mostro sono solo io 🙂
Girovagavo per il web e mi sono imbattuta nella ricetta di questa torta da colazione, con le pere. Mi è piaciuta talmente tanto che ho dovuto rifarla subito. La torta è sua, Fiordirosmarino. 

Ingredienti:

3 uova
150 g di zucchero + un cucchiaio di zucchero di canna
300 g di farina
150 g di yogurt bianco
70 g di olio di semi di girasole
un bicchierino di rum
una bacca di vaniglia (da cui estrarremo il contenuto)
1 cucchiaio di cacao amaro in polvere
una bustina di lievito per dolci
mezzo chilo di pere (peso già sbucciate)

Accendiamo il forno a 170°.
Sbattiamo le uova con lo zucchero. Aggiungiamo lo yogurt, l’olio, il rum e l’estratto di vaniglia. Uniamo poi la farina setacciata col lievito.
Imburriamo uno stampo (io da 24 cm di diametro) e ci versiamo i 3/4 del composto. Nel restante aggiungiamo un abbondante cucchiaio di cacao amaro e mescoliamo bene.
Riduciamo le pere a fette sottili per il lungo e le disponiamo sulla pastella che abbiamo versato. Terminiamo versando la pastella al cacao che abbiamo da parte.
Cospargiamo con un po’ di zucchero di canna. Cuociamo per 45-30 minuti (controlliamo col lo stecchino se abbiamo dubbi!).

A presto amici!


Vellutata di zucca con cetriolini sott’aceto

È un periodo questo in cui mi siedo a tavola con molta passione (per non dire voracità), è buffo dirlo così, ma ho fame, spesso… Ecco un po’ di cosette che questi mesi mi fanno partire l’appetito a mille:
– Cercare casa a Bologna (non trovarla di più…).
– Aggiornare il cv.
– Cercare lavoro.
– Fare festa.
– Cercare un secondo lavoro.
Che poi avere voglia di mangiare non è forse la cosa migliore del mondo? Significa essere in forma!
Anche avere voglia di cucinare per me è sintomo di buona forma fisica. 
E se ho voglia di cucinare un brodino vuol dire, solitamente, che ho voglia di calore, coccole e casa…
Come ho detto tante volte infatti, le zuppe mi piacciono molto. Anzi, a dire la verità, più le zuppe che le vellutate. Per questo motivo ho bisogno di trovare sempre cosine nuove per le mie vellutate. 
Ad esempio, quella di zucca per me è troppo dolce, quindi l’ho abbinata ai cetriolini che danno un po’ di acidità e il sapore ne guadagna molto..
Per questo piatto ci vuole il brodo vegetale. Di solito lo faccio col dado fatto in casa, quello buono buono, ma visto che ora non ce l’ho pronto, questa volta mi sono armata di pazienza e ho fatto anche io, da brava massaia, il brodino con le verdure fresche.
Se avete la voglia (che io non ho mai…) di sbucciare la zucca da cruda potete metterla a cuocere in pentola con un filo d’olio e qualche odore, poi unire tutto il resto. Il tipo di zucca che uso io ha la buccia spessa e dura e ho preferito cuocerla in forno perché si staccasse meglio.

Ingredienti (per due persone)
per il brodo:

una carota grande
una patata da 100 g circa (questa passata andrà nella vellutata)
un pezzetto di cipolla
un piccolo spicchio d’aglio sbucciato
mezzo pomodoro
tre grani di pepe nero
rosmarino, salvia (qualche fogliolina)
sale
2,5 litri d’acqua circa

per la vellutata:

300 g di polpa di zucca (io uso sempre la violina, perchè dall’orto arriva quella)
zenzero fresco
125 g di yogurt bianco non zuccherato
4 cetriolini sott’aceto medi
sesamo bianco
pane raffermo (circa 80-100 g)
olio evo, sale

Per prima cosa prepariamo il brodo. Quindi puliamo le verdure e le sbucciamo. Le facciamo a pezzettoni e le copriamo con l’acqua. Accendiamo il fuoco, portiamo a ebollizione, saliamo, aggiungiamo gli aromi e il pepe. Facciamo cuocere a fiamma dolce, semicoperto per un’ora e mezza circa e lo filtriamo tenendo da parte la patata.
Nel frattempo facciamo la zucca a pezzettoni e, con la buccia, la mettiamo in forno a 160° per 45 minuti circa (la buccia e i semi verranno via con facilità).
Intanto facciamo il pane a pezzettini piccoli, lo mettiamo in una teglia, lo saliamo e lo condiamo con l’olio evo. 
Quando la zucca sarà pronta inforniamo il pane per una quindicina di minuti o fino a che non sarà ben dorato.
Togliamo la buccia e i semi alla zucca, la mettiamo in una pentolina, aggiungiamo quattro mestoli di brodo vegetale e la patata. A questo punto azioniamo il frullatore a immersione e facciamo la nostra vellutata. Completiamo con una bella grattugiata di radice di zenzero fresco.
Impiattiamo mettendo in ogni piatto qualche mestolo di vellutata, qualche cucchiaio di yogurt, i cetriolini a pezzetti e il sesamo bianco.
A piacere aggiungiamo i crostini (che stanno molto bene).

Spero che questo connubio incontri il vostro gusto, a noi è piaciuta molto!

Volevo anche rendervi partecipe del fatto che oggi sono blogger del giorno su Tribù Golosa^^
Se avete tempo di leggere la mia intervista, qui trovate il link.

A presto!


Polpette vegetariane con salsa agrodolce

Si potrebbero dire diverse cose su questo periodo.
Per quanto mi riguarda il mio stato si può riassumere con “sto facendo del mio meglio per essere felice”.
Iniziando dalle basi e dai presupposti, dalle condicio si ne qua non. Partendo da me stessa.
Riguardando i post di un anno fa mi ha fatto sorridere la felicità e la serenità che provavo nel 2013 nei mesi di agosto/settembre. Ero una persona molto più zen. Quest’anno mi ha cambiata. Il mio bilancio e i miei ringraziamenti all’estate sono diversi. Ho delle nuove consapevolezze ora e ho messo in discussione talmente tante cose a partire dalle persone che mi circondano e al loro ruolo nella mia vita. Tanti che si allontanano e che  forse, prendono le giuste distanze. O che, più semplicemente, prendono la loro strada. 
Ho ancora bisogno di quella tranquillità che anno scorso mi aveva dato la vacanza in Salento. Ma forse mi sento così, un po’ sballottata, perchè finalmente sto iniziando a prendere delle posizioni, a vedere le mie preferenze e a scegliere chiaramente una strada piuttosto che un’altra.
Ho messo in discussione il mio posto nel mondo, dove sarò io e dove sarà il mio futuro. È superfluo dire che mi spaventa. Ma, al momento, vorrei che fosse fuori dall’Italia. Sento il bisogno di respirare aria nuova. 
Ultimamente quando mi addormento sogno sempre la stessa cosa. Io che vado a scuola, le mie scuole medie o superiori, ma non riesco a svolgere i compiti assegnati o mi trovo in classe completamente impreparata. Incubi. All’altezza di tutto quello che voglio fare non mi ci sentirò mai finchè qualcuno non mi dirà che lo sono. Sono fatta così. La mia personale sfida sta nel riuscire a buttarmi nelle cose nonostante me stessa.
Se c’è una cosa che mi piace fotografare sono le polpette. Tonde e perfette, se poi sono fritte sono ancora più fotogeniche perchè hanno quel color frittura che solo a guardarlo dice “mangiamiiiiiiii”.

Ingredienti (per una ventina di polpette)
2 patate piccole
una cipolla media
3 carote piccole
200 g di piselli surgelati
un rametto di rosmarino
1 uovo
pagrattato (almeno 300 g)
olio per friggere
sale

Per la salsa:
5 cucchiai di yogurt naturale
1 cucchiaino di miele
1 cucchiaio di aceto
10 gocce di tabasco
1-2 cucchiaini di senape (facoltativo)
Peliamo gli ortaggi e li tagliamo a cubetti. Li mettiamo in una casseruola, li saliamo e le facciamo cuocere finchè saranno teneri. Io ho cotto a parte i piselli con sale, poco olio evo con poca cipolla. Scaldiamo a parte un pentolino d’acqua che useremo, per entrambe le casseruole mano a mano che le verdure si asciugano.
Quando le verdure sono pronte le facciamo intiepidire.
Le frulliamo grossolanamente, aggiungiamo un uovo, gli aghi di rosmarino e il pangrattato (200 g circa, il composto deve essere consistente, non troppo morbido) e iniziamo a impastare a mano.
Quando il composto sarà ben omogeneo formiamo delle palline grandi quanto un’albicocca che passiamo nel pangrattato.
Mettiamo sul fuoco l’olio. Io uso sempre un tegame piccolo e comunque coi bordi alti.
Quando l’olio è ben caldo (facciamo la prova con una briciola, se frizza è pronto) iniziamo a friggere le nostre polpette, poche per volta e le togliamo quando saranno ben dorate.
Prepariamo la salsa creando un’emulsione con gli ingredienti. La usiamo abbondantemente sulle polpette.

Ci si vede martedì prossimo!
Sciao!


Crema di ceci nel bicchiere

Questa crema nel bicchiere è, in realtà, un’idea molto semplice trovata su La cucina italiana di giugno. Quindi, un’idea su una presentazione un po’ alternativa per un antipasto sfizioso fatto di pochi, semplici ingredienti.

Ingredienti (da due a quattro coppe):

200 g di ceci lessati
300 g di yogurt greco
il succo di un limone (bio) e la sua scorza 
qualche rametto di menta
pepe nero
olio evo, sale
Due fette di pane toscano tagliato a cubetti

Passiamo col minipimer i ceci con 100 g di yogurt e 100 g di acqua. Aggiungiamo il succo di mezzo limone, un pizzico di sale e una macinata abbondante di pepe.
Componiamo i bicchieri facendo una base di crema, uno straterello di cubetti di pane, una noce di yogurt, qualche strisciolina di scorza di limone e completiamo con un cece per ogni bicchiere e qualche rametto di menta.
Questa crema è ottima anche come accompagnamento a un piatto di pesce o al posto della maionese con i gamberi.
Oggi mi è venuta voglia di dare un po’ di consigli per le letture. Mi seguite sempre in pochini quando parlo di libri, ma non importa, quei pochi si mettano comodi, tranquilli non vi tedierò!
Delle varie cose che sto leggendo avevo voglia di consigliare le migliori, quelle che lo sono state per me ultimamente. A me i libri danno talmente tanta gioia che non posso fare a meno di parlarne. Anche se non sono tutti usciti quest’anno, ecco qui la mia summer top three:

Goditi il problema è una commedia (la sto ancora leggendo) sincera e divertente. Si finisce inevitabilmente per amare il protagonista e le sue disavventure, leggera ma con spunti di riflessione interessanti.
Quando dio era un  coniglio, è una commedia dark. La storia è divisa in due parti: l’infanzia della protagonista e la sua età adulta. Si tratta di un susseguirsi di fatti e piccoli colpi di scena, di episodi allegri ma anche tragici, raccontati con grande spirito.

Le cose che non so di te, è un romanzo che racconta le storie di due donne di età diverse, ma che si scoprono accomunate da un vissuto molto simile. Una storia che commuove e che appassiona, per quanto mi riguarda, forse il miglior libro dell’anno.

Vi ho convinto? Per me la lettura rimane il miglior passatempo, senza contare che parcheggiarsi in spiaggia con un libro in mano fa sempre fare una certa figura (ovviamente scherzo, o forse no:p)

A presto!


Cartoccio di mare

Tempo di cronostoria.. Quella di giovedì!

ore 7,30. Mi sveglio. Anzi mi svegliaNO i trivellatori del cantiere di fronte casa che amano trivellare di buon mattino. Cos’avranno poi da trivellare da 5 anni a questa parte proprio non lo capisco.
ore 8,30. Scocciata e senza aver ripreso sonno mi tiro su dal letto. Il vino di ieri si sente, anche se erano solo due bicchieri (il mio stomaco ha la tolleranza di quello di un poppante..)
ore 9,30. Il succo di frutta e la brioche mi rimettono in sesto, anche se inizio a starnutire senza sosta.
ore 10. Caffè al bar e ritrovo con il compagno di studi. Starnustisco ancora.
ore 10,30. Iniziamo a studiare. L’aria condizionata mi sta facendo impazzire.
ore 13. Pranzo. Il mio naso è in tilt.
Tutto il pomeriggio col fazzoletto alla mano.
ore 18. Torno a casa e mi parcheggio sul letto. Ho la testa che mi fa così male che decido di saltare il corso di yoga.
Non so, ammalarsi a giugno è controcorrente ma in fondo lo sono sempre stata…
Ma non pensiamoci, pensiamo piuttosto a un buon piatto di pesce, in spiaggia magari e con una salsa allo yogurt di accompagnamento.. Piace l’idea? Per me è adorabile..
Gli spunti li ho presi qua e là. Il cartoccio è del libro di Simone Rugiati, anche se, a parer mio, c’è un problema nella sua ricetta. Le cozze. Per quanto siano quelle che danno sapore non si cuociono al meglio con gli altri pesci che hanno tempi di cottura piuttosto rapidi.
Quello che occorre fare è farle aprire in padella, scottandole e unirle poi, con tutta la loro acqua al resto del cartoccio.  Rispetto alla versione di Simone poi ho cambiato il crostaceo, ho messo una canocchia e ho aggiunto un calamaro per porzione, più qualche coda di gambero per dare un po’ di “ciccia” a questo piatto che può essere un entrée o un secondo. Consiglio di utilizzare i cartocci in commercio che si sigillano e di aprirlo al momento in cui viene servito. Il profumo è impagabile.
Rispetto alla versione di Rugiati ho arricchito con una salsa. Non è difficile immaginare che una salsa yogurt e cipollotti col pesce si abbini a meraviglia..

Ingredienti (per due persone):

200-300 g di cozze
2 canocchie
4 calamari
10-12 code di gambero
200 g di pomodorini ciliegia
50 g di olive nere
2 spicchi d’aglio
una manciata di prezzemolo tritato
2 peperoncini piccanti
un limone non trattato
sale e pepe

Per la salsa:

170 g di yogurt greco
25 g di cipollotto pulito e tritato
50 g di cetriolo sbucciato e tagliato a dadini di 2 mm (brunoise)
40 g di olio evo
qualche filo di erba cipollina
Iniziamo dalla salsa che può essere fatta con largo anticipo.
Mescoliamo allo yogurt il cipollotto tritato, la brunoise di cetriolo, l’olio e l’erba cipollina tritata.
Conserviamo in frigorifero.
Puliamo le cozze sotto l’acqua corrente e con un coltello togliamo le barbe. Le facciamo poi aprire in padella (devono appena aprirsi).
Accendiamo il forno a 170°
Puliamo i calamari e sgusciamo le code di gambero. Tagliamo a metà i pomodorini. Dividiamo nei due cartocci pesci e crostacei terminando con le cozze e la loro acqua.
Aggiungiamo i pomodorini, le olive, l’aglio schiacciato, il peperoncino, il prezzemolo.
Grattugiamo la scorza del limone e ne aggiungiamo metà in ogni cartoccio. Chiudiamo poi i cartocci lasciando un po’ di spazio (da sigillati rischiano di scoppiare se non hanno spazio per gonfiarsi un po’).
Inforniamo per 10-15 minuti.
Apriamo i cartocci sotto al naso dei nostri commensali e teniamo a portata sale e pepe da aggiungere a piacere.

A presto!


Focaccia allo yogurt di soia e capperi

Questa mattina mi sono svegliata con la poesia di Mercedes Sosa in testa

“Cambia lo superficial

cambia también lo profundo


cambia el modo de pensar

cambia todo en este mundo…

Cambia il clima con gli anni
cambia il pastore il suo pascolo
e così come tutto cambia
che io cambi non è strano.

Cambia il più prezioso brillante
di mano in mano il suo splendore
cambia nido l’uccellino
cambia il sentimento degli amanti.

Cambia direzione il viandante
sebbene questo lo danneggi
e così come tutto cambia
che io cambi non è strano.

Cambia, tutto cambia
cambia, tutto cambia
cambia, tutto cambia
cambia, tutto cambia.

Cambia il sole nella sua corsa
quando la notte persiste
cambia la pianta e si veste
di verde in primavera.

Cambia il manto della fiera
cambiano i capelli dell’anziano
e così come tutto cambia
che io cambi non è strano.

Ma non cambia il mio amore
per quanto lontano mi trovi
né il ricordo né il dolore
della mia terra e della mia gente.

E ciò che è cambiato ieri
di nuovo cambierà domani
così come cambio io
in questa terra lontana.

Cambia, tutto cambia…”.

E ho pensato che una riflessione sul cambiamento doveva per forza essere bella, così bella che dovevo condividerla con qualcuno.. E io cambio? Sì, eccome… Da un anno a un altro, da quando ho iniziato a studiare fuori casa, da quando ho studiato all’estero, da quando ho incontrato quelli che ora sono i punti fissi della mia vita, da quando ho aperto il blog “e così, come tutto cambia, che io cambi non è strano”:)
E sono cambiata tanto anche da un anno a questa parte, quando, per il compliblog, avevo indetto un piccolo giveaway, si partecipava con un lievitato e con le ricette partecipanti mi sono creata una piccola raccolta, salvata da me medesima e per me medesima, con tutte le ricette pervenute. Anzi diciamo che ne ho tenute da parte una lista di circa 10, quelle che più mi avevano colpito. Ricordo che lo dichiarai pure che l’intento dell’iniziativa era, anche per me, quello di avere una lista di lievitati da preparare nei giorni a seguire. Per una piccola parte dei lievitati pervenuti così è stato, con gli altri si sono un po’ allungati i tempi… 
Questa focaccia è infatti una delle tante ricette che erano arrivate e che ho salvata tra i preferiti da circa un annetto… Poi il blog che l’ha pubblicata ricordo di averlo seguito per un po’, ha davvero delle cosine molto carine. Qui la ricetta originale.
Se c’è una cosa in cui non sono cambiata è la curiosità di provare ricette nuove, come nuove filosofie di vita. Non potrei essere vegana credo, ma i sapori alternativi sono sempre fonte di stimolo per me… Poi penso che nella vita bisogna saper fare un po’ tutto, compreso cimentarsi nel vegan-style!


Per una focaccetta per due persone:

250 g di farina di grano tenero, io tipo 0
80 g di yogurt di soia naturale
olio evo
3 g di lievito di birra (circa mezza bustina)
acqua q.b.
sale grosso
una manciata di capperi sotto sale dissalati
pepe bianco

Prepariamo l’impasto della nostra focaccia. Mescoliamo la farina con lo yogurt e un mezzo cucchiaio di olio. Sciogliamo il lievito di birra in mezzo bicchiere di acqua tiepida e lo uniamo. Impastiamo per una decina di minuti, aggiungendo acqua se necessario (un po’ ne servirà). Deve essere un impasto morbido ma non troppo molle. A questo punto ungiamo l’impasto con l’olio evo e riponiamo nella ciotola. Copriamo la ciotola con un panno, la posizioniamo in un luogo tiepido e facciamo lievitare per una notte (circa 12 ore). 
Trascorso questo tempo accendiamo il forno a 180°.
Riprendiamo il nostro impasto e lo spianiamo in una teglia foderata di carta forno. Spolveriamo di pepe bianco e con qualche chicco di sale grosso. Terminiamo con i capperi che premiamo leggermente. 
Inforniamo per 30 minuti.

E anche il mio set fotografico ha il suo sabotatore….
(Zia smetti di giocare con quel coso -il cavalletto- e vieni a giocare a nascondino con me!)
A presto puffette!

Zuppa al salmone affumicato

Vorrei, per una notte essere un gufetto, sì proprio la notte di Natale, e viaggiare intorno al mondo e, con la mia vista di rapace vedere le luci dei paesi lontani. Poi mi poserei su un albero di una foresta innevata e mi guarderei attorno, forse parlerei a lungo con gli altri rapaci che mi racconterebbero le loro storie. Forse con qualcuno potrei anche litigarci. Poi incontrerei il lupo, io allungherei il collo, lui si accovaccerebbe e ci racconteremmo le nostre storie, così diverse. Forse non ci capiremmo del tutto ma gli occhi farebbero il loro dovere. Poi ci fermeremmo ad ammirare il cielo, e le stelle di questa notte magica. Verso mattina lui tornerebbe nella sua tana e anche io. Poi penso che mi sveglierei e sarebbe Natale. Un nuovo Natale, con le sue speranze, i suoi regali, i suoi affetti.
Tanti pensieri metto sotto l’albero quest’anno.
Sperando di trovare la capacità di volare vi lascio, quindi, alla ricettina di oggi^^
Come avevo già raccontato nel post scorso, sto lavorando per mettere insieme un pranzo di Natale di tutto rispetto. Ho pensato a lungo a che taglio dare a questo pranzo, poi ho pensato che, prima di tutto, lo volevo un po’ tradizionale ma molto giovane. Adoro i capisaldi del Natale, come l’arrosto o la pasta fatta in casa, ma mi sono imposta di rendere il menù sprint, di evitare le preparazioni di giorni e giorni prima o troppo complicate. Io lo vorrei così. In più ho pensato che, almeno in questa occasione, mi sarebbe piaciuto dare un taglio nordico. In fondo i paesaggi del Nord Europa fanno tanto Natale.. Ma sicuramente farò anche qualche piccola eccezione. Oggi proseguiamo, dopo bresaola e tartufini di formaggio, con questa zuppetta al salmone affumicato, trovata in giro e modificata secondo i miei gusti (come sempre!).

Ingredienti (per 3-4 persone)
100 g di salmone affumicato
500 g di patate sbucciate e pulite
400 ml di brodo vegetale
350 ml di latte
100 g di yogurt greco
una cipolla media
paprika dolce in polvere
erba cipollina tritata
prezzemolo tritato
semi di papavero
olio evo, sale, pepe
Tritiamo finemente la cipolla e facciamo a cubetti piccoli la patata. Facciamo appassire la cipolla in un tegame capiente con un giro d’olio evo. Dopo poco aggiungiamo anche le patate e facciamole cuocere dolcemente. 
Aggiungiamo il brodo, il latte, sale e pepe e facciamo sobbollire per circa 25 minuti (le patate devono essere tenere). Aggiustiamo di sale e di pepe. 
Frulliamo una parte della zuppa, tenendo da parte 1-2 mestoli di patate. Tagliamo a listarelle il salmone. Lo aggiungiamo alla zuppa aggiungendo anche una bella spolverata di paprika. Incorporiamo anche lo yogurt continuando a mescolare (senza scaldarla ulteriormente). Aggiungiamo ad ultimo l’erba cipollina, i semi di papavero e il prezzemolo. Possiamo tenerne da parte un po’ per la guarnizione. Serviamo con dei crostini di pane tostato.
A presto puffette! .