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Tartufi al cacao e crema di castagne

Potrei spendere fiumi di parole sui tartufi. Sulla loro capacità di mettere d’accordo tutti, sul fatto che una volta assaggiati si perde il senno, ci si innamora della blogger, si iniziano a dire cose senza senso (ebbene sì.. altro che cocaina..), sul fatto che sono rapidi e che sono un perfettissimo pensierino per il Natale. Poi hanno il cioccolato. Come non amare il cioccolato?
Più o meno un anno fa ne avevo fatto un’altra versione altrettanto goduriosa, qui. Quelli di oggi sono un po’ diversi, soprattutto sono a base di crema di castagne. Ho preso l’idea da Elena, nel suo “Il giardino dei ciliegi” rifacendoli simili il week end passato (di diverso c’è praticamente solo il tipo di liquore).. E me li sono portati a spasso offrendoli a tutti gli amici che ho incrociato!

Ingredienti (per circa 35 tartufi)

400 g di crema di marroni alla vaniglia
100 g di cioccolato fondente
80 g di cacao amaro in polvere
2 cucchiai di crema di whisky
cacao amaro in polvere per la finitura

Facciamo sciogliere il cioccolato fondente a bagnomaria. Lo mischiamo poi alla crema di marroni, al cacao amaro e alla crema di whisky e mescoliamo bene fino a renderlo omogeneo.
Verrà un composto sodo ma ben appiccicoso.
Per fare le palline conviene usare pochissimo impasto alla volta (piccoli is better!) e buttarlo subito nel cacao per lavorarlo meglio, poi fare le palline rotolandole tra le mani.
Conserviamoli in frigorifero.
A presto amici!

Risolatte di cocco con pere allo sciroppo

Il risolatte è una piccola coccola da mangiare a merenda o a colazione… Normalmente per me è più un diversivo che un’abitudine, ma quando mi sono imbattuta nella ricetta del risolatte (blog consigliato! Fateci un giro se vi interessa!) fatto col latte di cocco sono stata subito curiosa di provarla… In più è una merenda totalmente vegan, con le pere allo sciroppo che meritano davvero (anche lo sciroppo, da non buttare!)
Si vede che la foto non è made in reflex? Eh sì… Ma mi piaceva lo stesso, sia la foto che l’idea di proporvi il mio esperimento:)


Ingredienti (per due persone)
Per le pere sciroppate:

2 pere piccole
30 g di succo di limone
1/2 l di acqua
zeste di un limone bio
cannella in polvere
100 g di zucchero

Per il risolatte:

100 g di riso originario
100 g di latte di cocco
150 g di acqua
2 cucchiai di zucchero

Per prima cosa sbucciamo le pere lasciandole intere. Mettiamo sul fuoco l’acqua, il succo e la zeste di limone, una spolverata di cannella e portiamo a ebollizione. Immergiamo le pere e le facciamo cuocere per 15 minuti (quelle piccole, 20-25 minuti quelle più grosse). Le facciamo raffreddare nel loro sciroppo.
Nel frattempo mettiamo il riso in una pentola di acqua leggermente salata e portiamo a ebollizione. Facciamo cuocere per 10 minuti e lo scoliamo.
Puliamo la pentola, ci versiamo il latte di cocco, lo zucchero e l’acqua e portiamo a ebollizione. Ci versiamo il riso e lo facciamo cuocere, mescolando, fino a che non prende la consistenza di una crema (circa 20 minuti).
Serviamo il riso in ciotoline con le pere. 
Si mantengono qualche giorno, le pere nel loro sciroppo, il riso ben coperto. 
Togliere dal frigorifero mezz’ora prima di servire.


Pizza di fiori e Mediterraneo

Buondì!
Il padrone di casa mia, universitaria, mi sta rendendo il cambio casa più difficile del previsto. Nel senso che è una di quelle persone che SE può agevolarti NON lo fa. Sono sempre più convinta che i padroni di case per studenti siano tutti dei gran approfittatori con occhio solo per il profitto. Che non sto a spiegarvi la situazione che se no mi viene il nervoso. 
MA, soprassediamo. E vi racconto che ho dato un esamino, è andato bene. In più avanziamo col progetto scontrandoci coi professori, cheselistaiasentiretuttinonneescivivo. E’ particolare come ognuno abbia la sua visione di un tema progettuale e voglia metterci lo zampino.
Oggi ho anche avuto una visione surreale. Ho visto un professore del mio erasmus francese seduto al bar della nostra facoltà. Dopo essermi presa un colpo l’ho salutato (era in visita) e ovviamente NON si ricordava di me (le soddisfazioni dell’invisibilità… -.-”). Ho improvvisato una conversazione in un francese niente male (e andiamo ragazza!) mentre il professore italiano che lo accompagnava mi sfoggiava come COLEI CHE HA FATTO L’ERASMUS E CHE VOLEVA CONTINUARE GLI STUDI IN FRANCIA (ma non è verooooo!). Cioè, capiamoci, grande amore per l’anno in erasmus e per la Francia dove forse tornerò, ma non ho mai pensato seriamente di finire gli studi in Francia. (Gente che mi vuole svendere all’estero..).
E va bè, oggi va così.
Domenica ho fatto una mega infornata di questa pizza meravigliosa. Si potrebbe chiamare pizza Tantocaruccia, contiene tutte le cose che piacciono a me. Pistacchi, pomodori secchi, sarde, olive nere, fiori di zucca. I fiori di zucca mi hanno fatto un po’ penare, alla fine li ho trovati a casa di un contadino.
Per l’ impasto pizza vi do la mia ricetta, ma va benissimo quello che usate di solito. E ad ultimo, lo spunto l’ho preso da L’ennesimo blog di cucina, con qualche piccola differenza. I pistacchi prima di tutto (lei usava pinoli), che secondo me sono meravigliosi.


Ingredienti (per circa 3 persone)

270 g di farina 0
100 g di manitoba
1 bicchiere e mezzo di acqua
1 cucchiai di olio evo
un cucchiaino di sale
una busta di lievito di birra 
un cucchiaino di zucchero (per il lievito)

Per la farcitura
2 mozzarelle da 125 g
sarde marinate
pomodori secchi sott’olio
fiori di zucca
olive nere
pistacchi
peperoncino piccante secco sbriciolato

Per prima cosa prepariamo l’impasto. Sciogliamo il lievito nell’acqua tiepida con un cucchiaino di zucchero. Mescoliamo le farine con l’olio, l’acqua e il pizzico di sale. Creiamo un bell’impasto omogeneo e appiccicoso. Facciamo lievitare per un’ora abbondante.
Riscaldiamo il forno a 200°
Sbollentiamo i fiori di zucca per pochi minuti (sono pelosetti e spinosi, in questo modo diventano più docili), dopo sarebbero da svuotare dal pistillo, io non l’ho fatto e mi sono piaciuti uguale, se preferite, fatelo.
Tagliamo la mozzarella a cubetti e tritiamo grossolanamente i pistacchi.
Guarniamo la pizza, io ho fatto in quest’ordine. Prima di tutto una bella spolverata di mozzarella, poi i pistacchi poi le alici, pomodori secchi e olive.
Inforniamo e, circa a metà cottura aggiungiamo i fiori di zucca.
Sarà pronta dopo 15-20 minuti. Dopo averla sfornata la spolveriamo con il peperoncino secco.
E’ importante aggiungere i fiori di zucca verso la fine perchè non appassiscano troppo! 

E come dico sempre, le alici sono un cibo da uomini strong! Oltre che da me, che ne vado pazza..
A presto puffette, con qualcuna ci si vede sabato yupy!!

P.S. è un po’ che non parlo di attualità. Se è giusto o no non lo so, ma una cosa la voglio dire.
Viva le donne, viva le donne, viva le donne! (Ogni riferimento a atti o sentenze giudiziarie è puramente casuale, o forse no..).


Insalata di more speck e brie con grissini aromatizzati

Oggi il mal di schiena non mi dà tregua e mi fa vedere tutto nero. Non me ne vogliate se non mi prodigo in discorsi, ma vado direttamente alla ricetta. 
Durante questo MTC mi sono trovata senza idee. E pensa di qua e strolga di là alla fine sono giunta a questa conclusione. Andare sul semplice, cercare un’idea sfiziosa per i grissini e vediamo cosa ne esce. I grissini li ho pescati dalla Monique, che dal suo Miel&Ricotta elargisce sempre idee magnifiche. Avevo voglia di frutti di bosco e avevo voglia di brie. Quindi li ho uniti. Poi lo speck che completa il tocco alpino e dona sapidità al piatto.


Ingredienti (per due persone)
Per la base

1 cestino di more
4 fette di speck
insalata valeriana
brie (qualche scaglia)
Per la vinaigrette balsamica
5 cucchiai di olio evo
2 cucchiai di aveto balsamico
1 cucchiaino di senape di Dijon
Per i grissini (una ventina)
250 g di farina 0
100 ml di acqua
3 g di lievito di birra (2 cucchiaini)
1 cucchiaino di zucchero
sale
1 cucchiaio abbondante di paprika dolce
70 g di burro morbido

Prepariamo i grissini. Sciogliamo il lievito nell’acqua tiepida col cucchiaino di zucchero. In una terrina mescoliamo la farina col burro, il sale, la paprika e il burro a pezzetti. Aggiungiamo il lievito e impastiamo a mano. Quando l’impasto sarà una bella palla omogenea lo copriamo e lo mettiamo da parte a far lievitare. (Di sti giorni che è molto caldo un’oretta basta).
Trascorso questo tempo, Preriscaldiamo il forno a 180°.
Prendiamo il nostro impasto e stendiamo una sfoglia rettangolare, larga 15 cm e spessa uno. Ricaviamo quindi i grissini tagliando in modo che vengano lunghi 15 cm. Li prendiamo poi a uno a uno e li mettiamo nella teglia foderata di carta forno, tirandoli perché raddoppino la loro lunghezza.
Li inforniamo per circa 15 minuti (devono dorare).
Prepariamo la base dell’insalata. Laviamo more e valeriana e tagliamo a scagliette il brie.
Prepariamo poi lo speck dividendo in due ogni fetta. Lo facciamo poi croccante. Scaldiamo una padella antiaderente fino a farla diventare incandescente, solo a questo punto adagiamo le nostre fette e le teniamo per pochi secondi, il tempo di arricciarsi. 
Prepariamo infine la vinaigrette mescolando insieme olio, aceto balsamico e senape.
A questo punto siamo pronti per comporre l’insalata. Mettiamo una base di valeriana, aggiungiamo il formaggio e le more. Facciamo dello speck dei rotolini e li adagiamo. Prendiamo qualche grissino, ci arrotoliamo lo speck e li mettiamo a completamento del piatto. Terminiamo condendo con la vinaigrette.
Con questa ricetta partecipo all’MTC di giugno:

Giorni di ordinaria follia e confettura di pere cacao e rum

Ecco la cronaca di questi giorni, riassunta e romanzata (ma mica poi tanto..)

Domenica ore 21,00: amici a cena, proseguo per il mare, karaoke. Poche preoccupazioni al momento.
Lunedì ore 9,00: ho paura. Non è un esame che me ne preclude altri, non è l’esame di stato, non è l’esame della vita, non è la laurea ma ho paura. Già diversi giorni che il suo pensiero non mi fa dormire.
Forse il perchè lo capirò poi, forse no.
Ore 18,00 in facoltà: leggere ossessivamente ogni punto di questa materia mi sta facendo impazzire. Meglio se me ne vado a casa. E magari mi sparo pure un “The Dreamers” di Bertolucci. Un po’ di perversioni psicotiche per staccare la spina ogni tanto ci vogliono.
Ore 22,00: mi accorgo che non ho cenato. Spaghetti time.
Martedì ore 1,00: non prendo sonno. Il dirimpettaio vede qualcosa di interessante alla tv. Devo scegliere tra non dormire per il caldo o per il rumore. Decido di tenere la finestra aperta e mettere i tappi alle orecchie.
Ore 14,30 in facoltà: finalmente, dopo una mattinata di progettazione riprendo a studiare in compagnia.
Ore 18;00: il professore del progetto viene in aula. E’ ovvio che non si può studiare in pace. Poi caffè.
Ore 20,00 a casa: cena in compagnia e ripetizione compulsiva di tutti gli argomenti che ci passano per la testa. Ci pare di non sapere niente, in realtà non è vero.
Mercoledì ore 1,00: anche oggi non dormo. Il vicino evidentemente è un amante dell’intrattenimento notturno. Tappi che però non placano la mia ansia.
Ore 8,00: mi sveglio. Ho dormito poco ma bene. Ora però mi sale l’ansia (mentre mi vesto continuo a ripetere).
Ore 9,45: sono chiamata all’appello. Paura paura paura. Tentenno sulla prima domanda, meglio la seconda e la terza. Mi sarebbe piaciuto un voto alto, ma decido che quello che mi danno è dignitoso e me lo tengo.
Questa sera sarò al concerto dei Fun a Ferrara. In fondo me lo sono meritato:)

Di questa ricettina vi lascio solo l’immagine e vi mando dalla mia cara amica Bietolina per la ricetta, meravigliosa. La mia è identica, se non per aver usato il lime al posto del limone (molto Brasilera)
Smuack a presto!!!


Tartare di carpaccio di manzo e tuorlo marinato

Quando ci siamo conosciute, è stato in un ristorante francese. Un ristorantino eclettico, piccolo, dall’arredamento di design, un design molto eccentrico (il posto si chiama Kitch e, se vi interessasse, è un ristorante in centro a Rouen molto valido). Me ne sono innamorata e non l’ho lasciata più.
Sto parlando della tartare du beuf, un piatto che, la prima volta che l’ho ordinato, l’ho fatto senza sapere esattamente cosa mi aspettasse.
Poi è arrivata questa cupoletta di carne cruda con un tuorlo d’uovo e ho iniziato a guardarla perplessa. Non mi pareva di averla mai mangiata prima della carne cruda. E’ vero che quando ci si trova in erasmus si diventa più impavidi e non mi sono fatta pregare per il primo boccone. Quella che mi è arrivata subito è la sapidità di una carne tenera che era stata fatta marinare leggermente, con senape e capperi sotto sale. Una cosa buona, ma buona veramente. 
Quando Lalexa ha presentato sul suo blog questa versione della tartare du beuf ho pensato che dovevo assolutamente provarla. Per questa versione il tuorlo non è crudo ma marinato, alla maniera di Cracco e ad accompagnare la carne la freschezza di un kiwi, un buonissimo matrimonio di sapori.. Parola mia 😉

Ingredienti (per 2 persone)
200 g di carpaccio di manzo freschissimo
1 cucchiaio di senape di Dijon
succo di 1 lime
1 kiwi
una manciata di erba cipollina
sale, pepe, olio evo
semi di sesamo
Per il tuorlo marinato:
2 tuorli di uovo (io di gallina, Lalexa di quaglia)
50 g di sale
50 g di zucchero
qualche goccia di senape di Dijon (questo è un mio feticcio, ma tutti i tipi vanno bene!)

Prepariamo l’ovetto con qualche ora di anticipo. In una ciotola mescoliamo il sale, lo zucchero e qualche goccia di senape.
Rompiamo le uova avendo cura di separare gli albumi e tenere i tuorli interi. I tuorli li mettiamo nella nostra ciotola separati tra loro e coperti da sale zucchero e senape. Facciamo marinare per almeno tre ore (non più di quattro).
Trascorso questo tempo prepariamo la carne. La tagliamo con un coltello ben affilato in modo grossolano e la mettiamo in una ciotola di plastica (se fosse di acciaio rischierebbe di ossidarsi e di diventare scura) con il succo del lime, la senape, sale, pepe, un filo di olio evo e un po’ di erba cipollina. Mescoliamo e mettiamo in frigorifero a marinare per 15 minuti circa. In questo modo si insaporisce senza cuocersi troppo.
Sbucciamo e tagliamo a fettine il kiwi. Quindi prepariamo un coppapasta al centro del piatto e alterniamo uno strato di carne con uno di kiwi (io che a casa non avevo un coppapasta ho creato un cerchio con una striscia di carta forno puntata). 
Preleviamo i tuorli e li sciacquiamo delicatamente per eliminare i residui delle polveri.
Terminiamo i nostri strati con il rosso dell’uovo, decoriamo con semi di sesamo e fili di erba cipollina.

Orecchie da coniglio e galline di carta..

Sono ancora un pochetto spossata e un pochetto pallida, i giorni di Pasqua li ho desiderati ardentemente, poi, quando mi ci sono trovata, mi sono fatta prendere da un vortice. Sia di emozioni che di fatiche fisiche.
E’ un periodo che il mio stato emotivo è molto fragile. Il mio umore è ballerino, un po’ come quando si fanno quelle cure ormonali che ti fanno ridere e poi, dopo due minuti piangi a dirotto. Sì non prendo ormoni però, tutta naturale sono.
Forse si tratta di un presagio, non credo molto alle casualità, forse il mio umore è un segnale di qualcosa che accadrà. Staremo a vedere.
Io continuo a studiare e cerco di procedere con i miei buoni propositi.
Al momento il segnale che mi è arrivato chiaro è la tazza di tè che mi è caduta sulle ginocchia, quindi la faccio corta e vado subito alla ricetta.
E’ la ricetta di Martina che ha partecipato al giveaway. Questa è la prima che ho preparato della lista di lievitati che ho a disposizione. Precisamente quella della menzione Tanto caruccia dentro e fuori. Ha adornato il nostro tavolo pasquale ed è un pane molto fragrante. Io l’ho fatto con quello che avevo in casa, farine soprattutto, quindi gli ingredienti sono stati un po’ modificati e visto che eravamo solo 5 ho usato mezza dose rispetto a quella indicata


Ingredienti:

200 g di farina 00
70 di ricotta fresca
5 g di lievito di birra in bustina (1/2 bustina)
una noce di burro morbido (circa 10 g)
100 ml di acqua tiepida
sale, un cucchiaino
semi di finocchio (facoltativo)

Sciogliamo il lievito nell’acqua. Nel frattempo, in una ciotola, aggiungiamo alla farina la ricotta e il lievito con l’acqua. Aggiungiamo poi il burro morbido e, infine, il sale. Impastiamo bene fino a che l’impasto non sarà omogeneo. Copriamo la ciotola con un canovaccio e facciamo lievitare per due ore e mezza circa (l’impasto deve raddoppiare).
A questo punto prepariamo i coniglietti. Creiamo delle striscioline che facciamo finire a punta e le incrociamo. Facciamo i tagli delle orecchie e completiamo la faccia con una pallina. Aggiungiamo i semi di finocchio.
facciamo lievitare per un’altra oretta. Cuociamo in forno a 180° per circa 25 minuti (devono essere dorati).

Il giorno prima di Pasqua mi sentivo molto ispirata e ho fatto questi segnaposti presi da La cucina Celeste. I vostri blog sotto le feste sono veramente una continua fonte di ispirazione! Grazie Celeste:)

A presto!

P.S. 300 follower!!! Evvai:) grazie a tutti!