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Fonduta monoporzione con bacon croccante

Nel mondo delle foodblogger ci sono alcuni piatti che non si vedono, quasi per nulla. O per nulla. Spopolano biscotti, torte, cibi sani, piatti gourmet, piatti bio, piatti stagionali, ma sarà invece molto difficile trovare porchetta, braciole, grigliate. Il motivo è forse il fatto che è un mondo più femminile, e la donna è per antonomasia amante delle cose leggere, carine e dei dolci.

Io adoro pubblicare dolci, perché effettivamente sono belli, oltre che buoni. Mi piace seguire le stagioni (senza esserne ossessionata e con le dovute eccezioni), mi piace mangiare piatti gourmet, quando sono in vena di fare un’esperienza nuova.

Poi c’è tutta quella categoria di cibi che ci scaldano il cuore, che ci ricordano serate davanti al camino, che non sono tanto belli e forse nemmeno leggeri (anzi, a volte decisamente “luridi”…), ma sono buoni e fanno bene allo spirito.

Le fondutine monoporzione per me sono uno di questi cibi. Richiesti a gran voce dal principe, sono diventate la nostra cena di quando vogliamo farci una coccola.

La materia prima è estremamente economica, patate che diventano scrigni, pancetta affumicata che diventa croccantissima, e il provolone che diventa filante e avvolgente.

Personalmente mi ricorda le serate fredde in Francia quando ci riunivamo attorno a una griglia per raclette, la pace dei sensi.

(altro…)


Filetto di maiale sul suo lettino di mele e prugne

Mentre questo post si pubblicherà io starò facendo la valigia per Londra.. Bè non vedo l’ora di esserci! 
Intanto procedo come posso e, anche se attualmente mi sembra di incarnare un po’ le vesti della Mirtilla Malcontenta di turno, anche se ancora non sorrido come vorrei, inizio, pian piano, a vedere le cose dal loro lato migliore, inizio a darmi delle risposte e a cercare di vedermi come sono, a guardarmi allo specchio e a sorridere. Un passo per volta, una cosa per volta, una persona per volta.
Per la foto che vi faccio vedere del piatto finito, lo dico subito, mea culpa, mi sono dimenticata di cambiare l’ISO, l’ho lasciato troppo alto (800) e i dettagli di conseguenza sono poco definiti.. Ma mi piaceva tanto il piatto e a questa “piccolezza” ho deciso di non dare peso^^
Simone Rugiati questo piatto lo aveva chiamato “I vizi del porco” ed è decisamente così visto che i maiali sono ghiotti di frutta.. È una delle ricette del suo nuovo libro, quello che è arrivato per la laurea…


Ingredienti (per 2 persone):

un filetto di maiale
100 g di prosciutto crudo dolce tagliato fine
(Simone R. Aveva usato il guanciale, se non avete problemi con le calorie, 
effettivamente rende il piatto più goloso)
una patata media
una mela Granny Smith
50 g di prugne secche ammollate in acqua (15 minuti circa)
mezzo bicchiere di vino bianco
olio evo, sale e pepe
Dal filetto di maiale ricaviamo dei cilindri di circa 2-3 cm di spessore che avvolgiamo nel prosciutto legandoli con lo spago da cucina.
Laviamo la patata con cura, la sbucciamo e la lessiamo in abbondante acqua salata.
Passiamo la mela in forno per 20 minuti a 180°C e a cottura ultimata la priviamo della buccia e dei semi. A questo punto la mia melina era morbida ma ancora compatta e ne ho ricavato delle fettine. Frulliamo invece le prugne scolate dall’acqua, fino ad ottenere una polpa fine.
Schiacciamo la patata e la misceliamo con un po’ di olio evo, mescoliamo e la teniamo in caldo.
Ora il letto è pronto, non resta che cuocere il filetto.
Scaldiamo una padella con un filo di olio e rosoliamo i filetti da tutte le parti in modo da sigillarli bene, sfumiamo col vino e facciamo evaporare. Terminiamo la cottura in forno per 10 minuti (se vi piace rosata questo passaggio di può anche non fare, o fare per pochi minuti..) a 190°.
Componiamo il piatto alternando uno strato di patate con una fettina di mela e uno strato di prugne. Terminiamo col filetto versando un po’ del succo di cottura.
Se abbiamo rosmarino, salvia, allora possiamo usarli come decorazione!
Bon appetit!

Shuba russa

Quando ho assaggiato questo piatto, un po’ di tempo fa, mi pareva la cosa più buona del mondo. Forse perchè in Italia non siamo abituati a questi sapori, un connubio che crea un’ottima sinergia, dal dolciastro delle rape al sapido dell’aringa all’untuoso della maionese. Come tutti i piatti russi è un piatto di sostanza e non proprio light. In Russia è il piatto delle feste. Dopo poco averlo assaggiato l’ho visto su una rivista e ho pensato che il destino mi stesse suggerendo qualcosa.. Del resto ormai lo sapete che i sapori nuovi mi incuriosiscono…


Ingredienti (per 4 persone):

225 g di barbabietole lessate (al supermercato si trovano già cotte)
200 g di patate
200 g di carote
200 g di filetti di aringa affumicata sotto vuoto
latte
una piccola cipolla bionda (o rossa)
un uovo sodo
maionese q.b.
semi di aneto (meglio ancora se avete quello fresco)

Immergiamo le aringhe nel latte per circa un’ora. Serve a farle perdere un po’ di sapidità.
Lessiamo le patate con la buccia con le carote sbucciate, partendo da acqua fredda, per circa 40 minuti.
Togliamo le aringhe dal latte e le tagliamo a listelle sottili. 
Tritiamo a piccoli pezzetti la cipolla.
Sbucciamo le patate, le grattugiamo in una grattugia dai fori larghi e le mettiamo da parte.
Facciamo lo stesso anche con le carote e con le barbabietole.
A questo punto siamo pronti per assemblare la Shuba. Possiamo farlo in degli stampini senza fondo o in una pirofila. Partiamo con uno strato di barbabietole, uno di patate, uno di aringhe. Ricordiamoci di pressare sempre un pochino ogni strato perchè si stabilizzi. Proseguiamo con le carote e con uno strato di maionese. Togliamo lo stampino con cautela. Preleviamo dall’uovo sodo il suo tuorlo, lo sbricioliamo e ne mettiamo una parte sulla cima. Terminiamo con un po’ di cipolla tritata e una spolverata di semi di aneto.

 A presto e buona settimana! La mia sarà moooolto piena 🙂
:*


Zuppa al salmone affumicato

Vorrei, per una notte essere un gufetto, sì proprio la notte di Natale, e viaggiare intorno al mondo e, con la mia vista di rapace vedere le luci dei paesi lontani. Poi mi poserei su un albero di una foresta innevata e mi guarderei attorno, forse parlerei a lungo con gli altri rapaci che mi racconterebbero le loro storie. Forse con qualcuno potrei anche litigarci. Poi incontrerei il lupo, io allungherei il collo, lui si accovaccerebbe e ci racconteremmo le nostre storie, così diverse. Forse non ci capiremmo del tutto ma gli occhi farebbero il loro dovere. Poi ci fermeremmo ad ammirare il cielo, e le stelle di questa notte magica. Verso mattina lui tornerebbe nella sua tana e anche io. Poi penso che mi sveglierei e sarebbe Natale. Un nuovo Natale, con le sue speranze, i suoi regali, i suoi affetti.
Tanti pensieri metto sotto l’albero quest’anno.
Sperando di trovare la capacità di volare vi lascio, quindi, alla ricettina di oggi^^
Come avevo già raccontato nel post scorso, sto lavorando per mettere insieme un pranzo di Natale di tutto rispetto. Ho pensato a lungo a che taglio dare a questo pranzo, poi ho pensato che, prima di tutto, lo volevo un po’ tradizionale ma molto giovane. Adoro i capisaldi del Natale, come l’arrosto o la pasta fatta in casa, ma mi sono imposta di rendere il menù sprint, di evitare le preparazioni di giorni e giorni prima o troppo complicate. Io lo vorrei così. In più ho pensato che, almeno in questa occasione, mi sarebbe piaciuto dare un taglio nordico. In fondo i paesaggi del Nord Europa fanno tanto Natale.. Ma sicuramente farò anche qualche piccola eccezione. Oggi proseguiamo, dopo bresaola e tartufini di formaggio, con questa zuppetta al salmone affumicato, trovata in giro e modificata secondo i miei gusti (come sempre!).

Ingredienti (per 3-4 persone)
100 g di salmone affumicato
500 g di patate sbucciate e pulite
400 ml di brodo vegetale
350 ml di latte
100 g di yogurt greco
una cipolla media
paprika dolce in polvere
erba cipollina tritata
prezzemolo tritato
semi di papavero
olio evo, sale, pepe
Tritiamo finemente la cipolla e facciamo a cubetti piccoli la patata. Facciamo appassire la cipolla in un tegame capiente con un giro d’olio evo. Dopo poco aggiungiamo anche le patate e facciamole cuocere dolcemente. 
Aggiungiamo il brodo, il latte, sale e pepe e facciamo sobbollire per circa 25 minuti (le patate devono essere tenere). Aggiustiamo di sale e di pepe. 
Frulliamo una parte della zuppa, tenendo da parte 1-2 mestoli di patate. Tagliamo a listarelle il salmone. Lo aggiungiamo alla zuppa aggiungendo anche una bella spolverata di paprika. Incorporiamo anche lo yogurt continuando a mescolare (senza scaldarla ulteriormente). Aggiungiamo ad ultimo l’erba cipollina, i semi di papavero e il prezzemolo. Possiamo tenerne da parte un po’ per la guarnizione. Serviamo con dei crostini di pane tostato.
A presto puffette! .

Quiche di brie, patate e speck cotto

Questa mattina mi sono svegliata e ho detto buongiorno al mio stesso sonno. Ci convivo, ormai è una costante, mi sveglio con lui e mi addormento con lui. Ma non mi lamento. Ho scelto io i miei studi, i miei amici, di fare sport. Ho scelto io di stare con gli amici a cena, di parlare fino a tarda notte, che di notte la voce è diversa e gli animi sono (a volte) più quieti.
Poi aspetto il week end che mi ricarica le pile, mi riempie la mente di bei momenti e mi fa desiderare che sia sempre il week end. Anche se poi il lunedì sono ancora stanca 🙂
Ieri ho pure festeggiato Halloween. L’unica volta che l’ho festeggiato prima di ieri è stato quando stavo in Francia e questo mi ha riempito il cuore di gioia. Adoro festeggiare, adoro ammirare i mostriciattoli, e, a piccole dosi, anche il mondo splatter. Anche se non è una nostra festa, anche se in Italia siamo cattolici. Festeggiata in modo civile, è ovvio, ma questo vale per tutte le feste.
E visto che parliamo anche di Francia vi lascio la ricetta di una buonissima quiche con un formaggio francese tra i più conosciuti, il brie. L’ho trovata da qualche parte in rete ma ho fatto delle modifiche..
Nei ristoranti le quiche vengono servite a fette in un piattino con dell’insalata. E’ una portata di sostanza, per nulla dietetica, ma una volta ogni tanto fa bene, all’umore prima di tutto;)

Ingredienti:
1 rotolo di pasta sfoglia
2 patate medie
60 g di speck cotto
150 g di brie
1 uovo
100 g di latte
40 g di panna
olio evo
sale e pepe

Sbucciamo le patate e le tagliamo a lamelle sottili. Le scottiamo per 10-15 minuti in una padella con un filo di olio evo. Condiamo con pepe e sale. Quando si asciuga aggiungiamo un goccio d’acqua.
Accendiamo il forno a 180°
Stendiamo il rotolo di pasta in una tortiera in modo che i bordi si alzino un po’. Facciamo un primo strato di patate, uno sottile di speck e terminiamo col brie a pezzetti. 
Sbattiamo l’uovo con il latte e la panna in modo che diventi un composto omogeneo e versiamo sulla quiche.
Inforniamo per mezz’ora circa (finchè i bordi saranno dorati).


Taieddhra cheap di sardelle patate e melanzane

E’ stata un’avventura tosta, ma ce l’ho fatta. La cosa migliore è stata portarla a termine sana e salva perchè, viste tutte le vicissitudini del caso, non avrei potuto chiedere di più.
Come tutti gli MTC questo post è composito di tanti passaggi, avevo quasi pensato di farne più di uno, poi ho pensato che è bello che ci sia tutto qui, a portata di mano!
Dico che sono soddisfatta anche solo di averla portata a termine, questa ricetta, perchè quando ho iniziato ero molto titubante e in corso d’opera ancora di più. Ma andiamo con ordine.
Innanzi tutto ho deciso di usare le sardelle per una Taieddhra di pesce azzurro, economica e relativamente leggera. Pulirle al meglio non è stata un’impresa da poco.. Poi il fumetto di pesce, fatto con le carcasse gentilmente offertemi in pescheria, ma con quell’orata che, dalla pentola, mi guardava fissa negli occhi.. Inquietante? Appena.. 
E ultimo, ma non meno importante, la scena splatter di io che mi taglio un pollice con la affettatrice (tranquille, il dito è ancora lì) sangue che svolazza, unghie tagliate… una cosa così insomma..
In questa occasione ho avuto la conferma che a me la vista del sangue dà molto fastidio, mista al dolore, al fatto che la mia unghia tagliata non è che fosse proprio bella.. Ecco lo svenimento era lì in agguato e sono stata stesa per una mezz’oretta a gambe in aria prima di continuare con la ricetta. Poi un bel cerotto e si continua, ovviamente.
Potrei trattenermi a lungo a parlare della magnifica cucina del Salento. Alessandra mi viene in mente quando penso al Salento, la mia ex coinquilina per un anno, una di quelle persone che si fanno voler bene, con una genuinità e una semplicità davvero unica nel suo genere. Tutt’ora è la mia compagnetta preferita di bevute ^.^
Ale è l’amica che ha condiviso con me l’appartamento anno scorso. E’ l’amica che fa ingegneria e che affronta gli esami con una leggerezza e una facilità davvero allarmanti, l’amica che ha voglia di fare festa, l’amica con la mamma che cucina qualsiasi cosa benissimo, in particolare i piatti tarantini. E’ l’amica che studia otto ore di fila e dopo non è in grado di formulare una frase di senso compiuto, l’amica che dà, senza aspettarsi niente in cambio, l’amica che non si arrabbia se la trascuri un po’.:) 
Questo post è da quando ho visto che si parlava di Salento, che me lo immagino così, perchè, non essendo fatti solo di cervello, ma anche di cuore, la bellezza di certi rapporti penso che sia bene tenerla sempre a mente:)

Ingredienti (per due litri di brodo di pesce)
1 cipolla media
1 carota
1 carcassa di orata
1 gallinella
1 carcassa di molo
5 semi di finocchio
sale grosso q.b.

Il brodo di pesce di può fare con quasi tutti i tipi di pesce (poco consigliato il pesce azzurro, perchè molto forte). A me piace molto fatto con i gusci dei gamberi, anche quello fatto con le carcasse dei pesci sopra elencati è molto buono!
Ingredienti per la Taieddhra (per 3 persone)
20 sarde
1 melanzana piccola
300 g di patate
3 cipollotti
1 pomodoro rosso grosso
40 g di parmigiano reggiano
200 g di riso (io carnaroli)
olio evo, sale
brodo di pesce (circa un litro)

Per prima cosa prepariamo quindi il fumetto. Sciacquiamo i nostri pesci, puliamo le verdure e sbucciamole e mettiamole in una pentola coperte d’acqua. Aggiungiamo anche il sale (io un cucchiaio raso). Portiamo a ebollizione, togliamo la schiumina e facciamo sobbollire per 30 minuti circa. Poi filtriamo e teniamo il brodo da parte.
(Non è inquietante l’orata?)
A questo punto puliamo le sarde. Io mi sono fatta spiegare dal pescivendolo come fare. Se volete potete usare dei guanti ed è consigliabile fare questo lavoro sotto un filo di acqua corrente.
Per prima cosa premiamo con un dito sotto la branchia e stacchiamo la testa (il movimento deve essere deciso). Da qui la apriamo a libro dalla parte della pancia, facendo scorrere un dito dalla parte della testa in giù e togliamo, prima le viscere, poi le lische e la coda (io poi le riesamino con attenzione perchè mi piace che siano completamente senza spine).
Una volta fatto questo, le saliamo leggermente e le mettiamo da parte.
Ora la parola a Cristian per la Taieddhra, con i miei adattamenti:
Preriscaldate il forno a 160°.
Pulite tutte le verdure, sbucciate le patate e i cipollotti, lavate la melanzana e il pomodoro. Tagliate le patate, le melanzane, le cipolle a rondelle molto sottili, dello spessore di circa uno o due millimetri, aiutandovi con una mandolina o un robot da cucina (non con la affettatrice, può essere pericoloso) e mescolatele tutte insieme condendole con un po’ d’olio e sale.
Ungete il fondo della teglia con un po’ d’olio e fate uno strato con metà delle verdure.
Sciacquate velocemente il riso in una scodella piena d’acqua, scolatelo e mettetelo nella teglia sopra lo strato di verdure livellandolo bene, dovrà formare uno strato molto sottile giusto a ricoprire leggermente le verdure, perché durante la cottura gonfierà abbastanza.
Mettete sopra al riso i pomodorini tagliati a pezzettini e quindi le sarde e poi un po’ di brodo.
Spolverate con metà del formaggio grattugiato e fate un altro strato sopra le sarde con le verdure rimaste. Versate ancora un po’ d’acqua nella teglia, in maniera tale che arrivi proprio a filo dell’ultimo strato di verdure.
A questo punto spolverate con il formaggio rimasto e versate ancora un po’ d’olio.

Infornate la teglia e fate cuocere a 160° per un’ora, un’ora e mezza (io anche un’ora e mezza) dipende dal forno, fino a che si sarà formata una bella crosticina dorata in superficie. Eventualmente nell’ultimo quarto d’ora di cottura alzate la temperatura del forno a 200°.
Con questa ricetta partecipo all’MTC di maggio:
Con, più o meno questa faccia:
A presto!!!
P.S. Ultimamente sicuramente riuscirò a postare meno. L’università e il resto mi tengono occupata tante ore al giorno, spero almeno di riuscire a continuare a visitare i vostri blog. Cercherò di mantenere il ritmo di una ricetta a settimana!
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Chilly con carne, nachos e patate al cartoccio

Si può prendere un momento, chiudere le sue emozioni in una scatola e riaprirla quando più ce n’è bisogno? Domenica mentre tornavo da una festa, felice, in pace, con una canzone in testa, guardavo il tramonto e, probabilmente per un tempo non superiore ai 30 secondi, mi sono sentita così. Ho sentito l’anima che combaciava col corpo, la mente che combaciava con la pancia e il cuore che batteva al ritmo della vita. Se almeno una volta al giorno, ci fosse un momento come questo, sarebbe meraviglioso:)
Questo mese all’MTchallenge si va a cavallo. Anzi direi che si va a mucche. Partiamo dal fatto che, per il debole che ho io per i cowboy gradirei molto che fosse uno di loro a cucinare per me e non viceversa. Ma se proprio dovesse succedere che fossi io a cucinare chilly e patate, bè penso che lo farei così.

A me il genere western diverte assai, specialmente il nostrano, il cosiddetto spaghetti-western. Non che ne abbia visti molti, ma penso, anzi sono convinta, che quando si guarda un western bisogna mettere via gran parte delle categorie che abbiamo in testa quando guardiamo un altro tipo di film. La cosa fondamentale di cui bisogna tenere conto, andando per paradossi, è che se ci sono 10 persone in una scena, probabilmente la scena dopo 8 saranno state fatte fuori. E questo è. Ma il bello dei western è anche l’aria aperta, le scene, lo sguardo dei cowboy. Ecco, proprio questo io adoro. Come dimenticare lo sguardo accigliato, sigaretta in bocca, di Klint Eastwood nella scena finale di “Il buono, il brutto e il cattivo”? 
Tutte le energie, i capitali, i talenti che negli anni 60 vennero spesi in questi film sono davvero tanti, dalle regie, Sergio Leone, alle prove di attori, alle grandi musiche di Ennio Morricone. Poi il genere è andato perdendosi ma ci sono rimasti alcuni capolavori degni di nota. Una piccola parte qui:

Quest’anno un grande maestro ha deciso che questo genere andava riportato in vita con una pellicola-omaggio. Un remake, a mio avviso davvero riuscito, di Django. Il maestro è Tarantino e il remake è tutto nel suo stile. Pieno di citazioni, con tante scene cruente, ma fatte con una maestria e una sapienza che probabilmente solo lui…
E qui un Jamie Foxx-Django, il primo cowboy nero nella storia del cinema (credo) ma che ci piace tanto, con gli occhiali da sole (che vennero inventati circa 60 anni dopo rispetto a quando è ambientato questo film, ma a Tarantino perdoniamo anche questo..).
Allora, come sempre facciamo per gli ultimi MTC, vi racconto il piatto trasportandoci altrove, accendiamo il fuoco e, con davanti agli occhi il tramonto della prateria iniziamo la cottura della nostra carne col chilly, lentamente e dando uno sguardo alla meraviglia sterminata che abbiamo davanti..
Come contorno la patata al cartoccio, rusticamente con la buccia. Io l’ho fatta in forno per praticità, ma si potrebbe fare benissimo anche sulla griglia. Ho aggiunto questa salsa di yogurt, ottima con la patata, da mangiare dopo la carne se si desidera pulire la bocca dalla nota piccante.
Come tortilla invece, i miei amati nachos di farina di mais, più messicani che texani, ma dal sapore decisamente ruspante e sfizioso.
Per la ricetta della carne vi riscrivo quella di Anne cambiando i peperoncini e i piccoli dettagli che ho cambiato io.
Ingredienti (per 3 persone)
700 g di carne di manzo (io ho usato la parte di spalla vicino alla scapola, ma va bene anche una parte un po’ più grassa)
3 peperoncini rossi freschi
sale
olio evo
passata di pomodoro (4-5 cucchiai)

Prepariamo i peperoncini. Li puliamo con un panno e li passiamo in forno a 200° per circa 20 minuti. Saranno diventati neri in diversi punti. A questo punto li avvolgiamo in un foglio di carta alluminio e li facciamo sudare per 15 minuti. Li spelliamo eliminando anche i semi.
Li poniamo in una ciotolina che riepiremo d’acqua bollente. Lasciamo in infusione per un paio d’ore.
La parola a Anne:
Passato questo tempo, frullateli con l’acqua di infusione fino ad ottenere una pasta leggermente densa. Passatela da un setaccio fine  in modo da eliminare ogni residuo di pellicine, recuperando quanta piu’ polpa possibile.

Mettete la carne e la salsa in una pentola di ghisa, coccio o acciaio pesante, regolate di sale mescolate bene e fate cuocere coperto (lasciate una piccolissima fessura perche’ possa uscire il vapore) a calore dolcissimo per circa 3 ore (io due e mezzo), controllando ogni tanto. Non e’ necessario far rosolare la carne perche’ il calore forte che sarebbe necessario ne irrigidisce le fibre, rendendola poi piu’ dura da cuocere.  Si puo’ anche mettere a cuocere in forno a circa 120C, per una cottura lenta e uniforme, col calore che circonda la pentola interamente (io l’ho cotta in forno).

A fine cottura io ho aggiunto 4-5 cucchiai di passata di pomodoro, per rendere il tutto più “sugoso”.

L’ideale e’ far riposare il Chili e servirlo il giorno dopo.

E ora prepariamo i nachos (questa ricetta è della Sabi):
100 g di farina per polenta istantanea
100 g di farina 0
4 cucchiai di olio di semi
160 ml di acqua
2 cucchiaini di paprika
2 cucchiaini di sale

Poniamo l’acqua sul fuoco col l’olio, il sale e la paprika e portiamo a ebollizione. Intanto mischiamo le due farine. Versiamo l’acqua calda nelle farine e impastiamo fino a che la pasta non sarà bella e omogenea.
Accendiamo il forno a 200°. Stendiamo su un foglio di carta forno una sfoglia molto sottile e ricaviamo i triangolini. Poniamo i triangolini su una teglia foderata di carta forno e inforniamo per circa 5-7 minuti.
Prepariamo infine le patate al cartoccio:
3 patate medie (una a testa)
sale e pepe bianco
250 g di yogurt al naturale
erbe aromatiche fresche: erba cipollina, prezzemolo, basilico
limone
uno spicchio d’aglio

Preriscaldiamo il forno a 200°.
Laviamo bene le patate e su ognuna facciamo 3-4 tagli orizzontali, per far cuocere bene anche l’interno.  Avvolgiamo ognuna in un cartoccio, prima di chiuderlo saliamo e pepiamo.
Inforniamo in una teglia per un’ora circa.
Intanto prepariamo la salsa.
Tritiamo l’aglio e le erbe. Mischiamo in una ciotola lo yogurt con le erbe, una spolverata di pepe, qualche goccia di limone e l’aglio tritato.
Quando le patate saranno cotte possiamo decidere di presentarle facendo un incavo al centro riempiendolo di salsa o di lasciare a ognuno la libertà di condirle come preferisce.

E dopo aver spazzolato minuziosamente questo piatto, a casa mia, che c’abbiamo il western inside, si pronuncia la celebre frase da Trinità, “Comunque i fagioli erano uno schifo”. Anche se di fagioli non si tratta…
Con questo post ci salutiamo e ci diamo appuntamento alla prossima settimana (nel week end sarò in Polonia da un’amica e tornerò martedì, poco prima del ritrovo delle blogalline, non vedo l’ora..).
Per ora vi saluto. E ricordate:
(La D è muta)
Con questa ricetta partecipo all’MTC di aprile:
A presto!