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Donuts al forno

Buongiorno e buon lunedì!

Oggi arriva su questa pagina la mia versione dei donuts!!! Con ispirazioni prese un po’ qui, un po’ là, la ricetta base è quella di Chiarapassion, qui

Mi piacevano tantissimo e sul blog dovevano esserci. Oggi è lunedì, ed è il giorno perfetto per impastare.. E per averli perfetti per domani, martedì grasso  😛

(altro…)


New York cheesecake alle ciliegie

A casa abbiamo tante ciliegie. Ci sono anni in cui ce ne sono i giro pochissime, anni in cui invece ce ne sono a pioggia. Questo è un anno buono, sia in campagna che al mercato, dove costano un po’ meno, e io ne approfitto.

Questa cheesecake è quella classica newyorkese che più classica non si può! L’ho presa direttamente qui, sul sito dell’Araba Felice che sui dolci non sbaglia un colpo. E ci ho messo le ciliegie.

Se non siete amanti delle ciliegie potete ornarla con le fragole, i frutti di bosco, un po’ tutti i frutti sono adatti. E, se preferite, questi frutti possono essere cotti a lungo e frullati per creare una salsa con cui guarnire la torta.

Cheesecake 3

5.0 from 1 reviews
New York cheesecake alle ciliegie
 
Per una torta del diametro di 26 cm
Ingredients
  • 200 g biscotti digestive
  • 100 g di burro
  • 750 g di formaggio spalmabile
  • 4 uova
  • 180 g di zucchero
  • una bacca di vaniglia
  • succo di un limone
  • la buccia di mezzo limone
  • 200 g di yogurt bianco naturale
  • due cucchiai di zucchero
  • 250 g di ciliegie denocciolate
  • zucchero a velo
Instructions
  1. Sciogliamo il burro a bagnomaria e tritiamo i biscotti digestive.
  2. Uniamo burro e biscotti e mescoliamo bene in modo che tutte le briciole siano inumidite di burro.
  3. Prepariamo una teglia con cerniera di 26 cm di diametro e incastriamo sul fondo un foglio di carta forno.
  4. Spargiamo i biscotti col burro sul fondo premendo bene con le dita e creando uno strato omogeneo.
  5. Mettiamo in frigorifero per 30 minuti in modo che si solidifichi.
  6. Mescoliamo con le fruste elettriche il formaggio con le uova, lo zucchero il succo e la buccia di limone. Poi incidiamo la bacca di vaniglia, grattiamo l'interno e lo versiamo nel composto.
  7. Versiamo questo composto sulla base preparata. Mettiamo la teglia della torta su un'altra (potrebbe uscire un po' di burro durante la cottura).
  8. Inforniamo a 160° per circa 40 minuti.
  9. Non spegnamo il forno.
  10. Mescoliamo lo yogurt con lo zucchero e lo versiamo sopra alla torta.
  11. Cuociamo per altri 15 minuti.
  12. Quando tiriamo fuori la torta la superficie sarà incorporata ma ancora umida, questo è normale.
  13. Facciamo raffreddare la torta in frigorifero per una notte.
  14. Il giorno dopo mettiamo le ciliegie in padella con lo zucchero a velo e le facciamo cuocere finchè non saranno ben ammorbidite (qualche minuto).
  15. A questo punto con tutte, o una parte, dei frutti cotti possiamo decidere di fare una salsa frullandoli, io ho preferito lasciarli interi. A vostro piacere.

Cheesecake 1

Per questa settimana le pubblicazioni si fermano qui perché i prossimi giorni sarò a Napoli da una cara amica, vi racconterò bene del mio giretto.

E se vi fa piacere possiamo tenerci in contatto tramite instagram (qui a fianco il bottone per il link al mio profilo), dove le foto sono, più o meno sempre, in tempo reale 🙂

Tornerò lunedì 29, dopo dolci e piatti non proprio light, con un piatto di carne molto sano e salutare. Stay tuned, e buona settimana di pensieri positivi 😀

Con questa ricetta partecipo al contest di Barbara, questo mese ospitato da Sabrina “DI CUCINA IN CUCINA DI GIUGNO- LUGLIO 2015 “LE CILIEGIE”

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Cheesecake alla nutella e i miei (primi) quattro anni sul web!

Questa settimana il blog fa gli straordinari, è un periodo molto molto ricco. 
Prima c’è stato iFood e tutte le emozioni che ne sono conseguite, poi i miei ravioli nell’impresa (epica) della pasta fatta in casa, poi c’è oggi. 28 marzo.
Una data che è impressa nella mia testa, stampata chiara e leggibile.
È questo infatti il giorno in cui, nel lontano 2011 questo blog ha fatto il suo ingresso nella blogosfera. Oggi, dopo 4 anni, ha cambiato nome una volta, sono cambiate tante piccole cose nelle foto e nel suo stile. 
Quando ho scritto il primo post mi trovavo in Francia. Ma questo i più lo sanno già… 
È stato un periodo così bello e in cui sono fiorite tante cose bellissime… Di queste il blog è ancora con me e lo tengo vicino vicino al mio cuore. Ancora lo penso come una delle scelte più intelligenti della mia vita.
Una cosa solo per me, che mi ha messo continuamente alla prova. 
Mi ha insegnato a essere costante, attenta, curiosa. Mi ha fatto conoscere altri blog e altri mondi. Mi ha regalato amicizie ed esperienze al di là del web. 
Ma mi ha anche insegnato a essere buona verso di me e a sapermi prendere le mie pause. A capire quando non ce la faccio e quando posso dare di più. Mi ha insegnato il bello della condivisione.
Troppo per un blog? Io non credo…
C’è stato un periodo in cui il blog era quasi una terapia. Era bellissimo affidarsi alla pagina e mettere nero su bianco ogni mia emozione. E utile. 
Poi è successo che in qualche modo sono diventata più gelosa della mia vita privata e della mia intimità e c’è stato un piccolo cambio di stile.
Io sono cambiata molto da allora, nuove consapevolezze forse, crescita interiore. 
Sono ancora un libro aperto, ma preferisco le cose più mie poterle dire guardando negli occhi le persone. 
Poi sono cambiate le foto e le ambientazioni dei piatti, che cambiano in base a dove vivo al momento. Ultimamente ho optato per un total white che è il colore della mia cucina a Bologna.
Le foto sono migliorate un sacco rispetto agli esordi, com’è pure normale che sia.
Per le ricette invece continuo a essere una curiosa cronica del mondo del food, ad avere uno stomaco (o un cervello forse) che mi richiedono i più svariati piatti. Non credo che potrei avere un blog di categoria, non potrei mai cucinare solo dolci, solo salati e tantomeno vegan o vegetariano perché la cosa che più amo è la varietà. 
Cucino volentieri per me stessa, più che altro però amo cucinare per gli amici, quelli a cui voglio bene. Sempre di cucina per amore si tratta!
Cercavo l’occasione buona per provare la cheesecake alla nutella ed ecco che è arrivata! Così ieri mi ci sono messa et voilà! Vi do una versione di cheesecake cotta (quindi con le uova) e basica. A me è piaciuta molto, volendo si può guarnire con del cioccolato fuso, con dell’altra nutella schietta (se proprio siete appassionati), come si vede sulla mia fetta, oppure, perché no, con dei lamponi o una composta di questo frutto.

Ingredienti:

250 g di biscotti secchi
150 g di burro
250 g di mascarpone
250 g di formaggio spalmabile
4 cucchiai di nutella
5 cucchiai di zucchero semolato
3 uova

Sbricioliamo i biscotti secchi e sciogliamo il burro a bagnomaria. Mischiamo burro e biscotti mescolando bene e facciamo la base distribuendo questo composto su una teglia, meglio se con cerniera (24 cm di diametro) foderata di carta forno. Pressiamo bene le briciole in modo che si compattino.
Mettiamo in frigo per 20 minuti perché si rapprenda bene.
Preriscaldiamo il forno a 180°.
Nel frattempo prepariamo la parte cremosa.
Mescoliamo, sbattendoli insieme, il mascarpone, il formaggio spalmabile, la nutella, le uova e lo zucchero. Creiamo una crema omogenea che coliamo nella teglia (sopra la base).
Cuociamo per 40 minuti.
Sforniamo, facciamo raffreddare e sformiamo. Possiamo poi decorare a piacere con cioccolato fuso, granella di nocciole, nutella, lamponi.
Serviamo la cheesecake fredda di frigorifero.

A presto amici!


Cake alle banane, albicocche secche e cream cheese

Ultimamente ho fatto diversi esperimenti in cucina. Diversi dolci, soprattutto perchè volevo pubblicarne un po’ prima di Natale. Ma succedeva sempre che, per un motivo o per un altro non mi venivano come volevo. Mi è dispiaciuto ma in fondo anche di questo è fatta la cucina e pian pianino si impara (e tengo a precisare che le cose venute meno bene anche se non finiranno sul blog, non finiscono mai nella spazzatura!).
Quando ho assaggiato questo cake, ieri mattina (fatto la sera prima, dopo un giorno di lavoro da panico! O.O) sono stata la persona più felice del mondo.
È davvero buonissimo! Al di là di ogni aspettativa. Morbido, umido al punto giusto e con quel sapore di banana e sciroppo d’acero che è una meraviglia. Poi è light e dolcificato naturalmente..
Io ve lo regalo questo giorno di vigilia.. Non sono arrivata a fare molto quest’anno, di solito per le festività mi diverto a pensare ai menù e a tanti regalini, penso però che sia un’ottima soluzione per la colazione di domani. Oltre a essere semplice è un dolce veramente molto invernale!

Ingredienti:

175 g di albicocche secche senza nocciolo, tagliate grossolanamente a pezzetti
150 ml di acqua
3 cucchiai di sciroppo d’acero (o due cucchiai di miele chiaro)
1 uovo
una grossa carota sbucciata e grattugiata
100 g di noci tritate grossolanamente
500 g di banane mature tagliate a pezzetti
225 g di farina 0
8 g di lievito per dolci (mezza bustina)

Copertura:

150 g di formaggio spalmabile
90 g di zucchero a velo vanigliato
due cucchiai di succo di limone

Mettiamo le albicocche secche in un pentolino con l’acqua e facciamo sobbollire per circa sette minuti. 
A questo punto col minipimer le riduciamo in purea.
Accendiamo il forno a 180° (ventilato se possibile).
Mettiamo tutti gli ingredienti in una ciotola e mescoliamo bene con lo sbattitore, aggiungendo anche la purea di albicocche.
Foderiamo uno stampo da plumcake da un kg con carta da forno (io l’ho bagnata perché facesse meno pieghe) e versiamo il composto.
Inforniamo per un’ora circa (di più se avete il forno statico). Vale la prova dello stecchino.
Sbattiamo il formaggio con lo zucchero a velo e il succo di limone.
Quando la torta si sarà raffreddata lo spalmiamo sulla sommità del dolce.
Non mi resta che augurarvi delle dolcissime feste. Un augurio grandissimo a tutti voi che mi seguite, ma anche a quelli che sono di passaggio, che non mi conoscono, che mi odiano, che se ne sbattono (questa categoria mi diverte sempre molto…)!
E un grazie speciale ai nuovi numerosi followers della pagina facebook!

A presto amici!
(Immagine presa da Pinterest)

Chilly con carne, nachos e patate al cartoccio

Si può prendere un momento, chiudere le sue emozioni in una scatola e riaprirla quando più ce n’è bisogno? Domenica mentre tornavo da una festa, felice, in pace, con una canzone in testa, guardavo il tramonto e, probabilmente per un tempo non superiore ai 30 secondi, mi sono sentita così. Ho sentito l’anima che combaciava col corpo, la mente che combaciava con la pancia e il cuore che batteva al ritmo della vita. Se almeno una volta al giorno, ci fosse un momento come questo, sarebbe meraviglioso:)
Questo mese all’MTchallenge si va a cavallo. Anzi direi che si va a mucche. Partiamo dal fatto che, per il debole che ho io per i cowboy gradirei molto che fosse uno di loro a cucinare per me e non viceversa. Ma se proprio dovesse succedere che fossi io a cucinare chilly e patate, bè penso che lo farei così.

A me il genere western diverte assai, specialmente il nostrano, il cosiddetto spaghetti-western. Non che ne abbia visti molti, ma penso, anzi sono convinta, che quando si guarda un western bisogna mettere via gran parte delle categorie che abbiamo in testa quando guardiamo un altro tipo di film. La cosa fondamentale di cui bisogna tenere conto, andando per paradossi, è che se ci sono 10 persone in una scena, probabilmente la scena dopo 8 saranno state fatte fuori. E questo è. Ma il bello dei western è anche l’aria aperta, le scene, lo sguardo dei cowboy. Ecco, proprio questo io adoro. Come dimenticare lo sguardo accigliato, sigaretta in bocca, di Klint Eastwood nella scena finale di “Il buono, il brutto e il cattivo”? 
Tutte le energie, i capitali, i talenti che negli anni 60 vennero spesi in questi film sono davvero tanti, dalle regie, Sergio Leone, alle prove di attori, alle grandi musiche di Ennio Morricone. Poi il genere è andato perdendosi ma ci sono rimasti alcuni capolavori degni di nota. Una piccola parte qui:

Quest’anno un grande maestro ha deciso che questo genere andava riportato in vita con una pellicola-omaggio. Un remake, a mio avviso davvero riuscito, di Django. Il maestro è Tarantino e il remake è tutto nel suo stile. Pieno di citazioni, con tante scene cruente, ma fatte con una maestria e una sapienza che probabilmente solo lui…
E qui un Jamie Foxx-Django, il primo cowboy nero nella storia del cinema (credo) ma che ci piace tanto, con gli occhiali da sole (che vennero inventati circa 60 anni dopo rispetto a quando è ambientato questo film, ma a Tarantino perdoniamo anche questo..).
Allora, come sempre facciamo per gli ultimi MTC, vi racconto il piatto trasportandoci altrove, accendiamo il fuoco e, con davanti agli occhi il tramonto della prateria iniziamo la cottura della nostra carne col chilly, lentamente e dando uno sguardo alla meraviglia sterminata che abbiamo davanti..
Come contorno la patata al cartoccio, rusticamente con la buccia. Io l’ho fatta in forno per praticità, ma si potrebbe fare benissimo anche sulla griglia. Ho aggiunto questa salsa di yogurt, ottima con la patata, da mangiare dopo la carne se si desidera pulire la bocca dalla nota piccante.
Come tortilla invece, i miei amati nachos di farina di mais, più messicani che texani, ma dal sapore decisamente ruspante e sfizioso.
Per la ricetta della carne vi riscrivo quella di Anne cambiando i peperoncini e i piccoli dettagli che ho cambiato io.
Ingredienti (per 3 persone)
700 g di carne di manzo (io ho usato la parte di spalla vicino alla scapola, ma va bene anche una parte un po’ più grassa)
3 peperoncini rossi freschi
sale
olio evo
passata di pomodoro (4-5 cucchiai)

Prepariamo i peperoncini. Li puliamo con un panno e li passiamo in forno a 200° per circa 20 minuti. Saranno diventati neri in diversi punti. A questo punto li avvolgiamo in un foglio di carta alluminio e li facciamo sudare per 15 minuti. Li spelliamo eliminando anche i semi.
Li poniamo in una ciotolina che riepiremo d’acqua bollente. Lasciamo in infusione per un paio d’ore.
La parola a Anne:
Passato questo tempo, frullateli con l’acqua di infusione fino ad ottenere una pasta leggermente densa. Passatela da un setaccio fine  in modo da eliminare ogni residuo di pellicine, recuperando quanta piu’ polpa possibile.

Mettete la carne e la salsa in una pentola di ghisa, coccio o acciaio pesante, regolate di sale mescolate bene e fate cuocere coperto (lasciate una piccolissima fessura perche’ possa uscire il vapore) a calore dolcissimo per circa 3 ore (io due e mezzo), controllando ogni tanto. Non e’ necessario far rosolare la carne perche’ il calore forte che sarebbe necessario ne irrigidisce le fibre, rendendola poi piu’ dura da cuocere.  Si puo’ anche mettere a cuocere in forno a circa 120C, per una cottura lenta e uniforme, col calore che circonda la pentola interamente (io l’ho cotta in forno).

A fine cottura io ho aggiunto 4-5 cucchiai di passata di pomodoro, per rendere il tutto più “sugoso”.

L’ideale e’ far riposare il Chili e servirlo il giorno dopo.

E ora prepariamo i nachos (questa ricetta è della Sabi):
100 g di farina per polenta istantanea
100 g di farina 0
4 cucchiai di olio di semi
160 ml di acqua
2 cucchiaini di paprika
2 cucchiaini di sale

Poniamo l’acqua sul fuoco col l’olio, il sale e la paprika e portiamo a ebollizione. Intanto mischiamo le due farine. Versiamo l’acqua calda nelle farine e impastiamo fino a che la pasta non sarà bella e omogenea.
Accendiamo il forno a 200°. Stendiamo su un foglio di carta forno una sfoglia molto sottile e ricaviamo i triangolini. Poniamo i triangolini su una teglia foderata di carta forno e inforniamo per circa 5-7 minuti.
Prepariamo infine le patate al cartoccio:
3 patate medie (una a testa)
sale e pepe bianco
250 g di yogurt al naturale
erbe aromatiche fresche: erba cipollina, prezzemolo, basilico
limone
uno spicchio d’aglio

Preriscaldiamo il forno a 200°.
Laviamo bene le patate e su ognuna facciamo 3-4 tagli orizzontali, per far cuocere bene anche l’interno.  Avvolgiamo ognuna in un cartoccio, prima di chiuderlo saliamo e pepiamo.
Inforniamo in una teglia per un’ora circa.
Intanto prepariamo la salsa.
Tritiamo l’aglio e le erbe. Mischiamo in una ciotola lo yogurt con le erbe, una spolverata di pepe, qualche goccia di limone e l’aglio tritato.
Quando le patate saranno cotte possiamo decidere di presentarle facendo un incavo al centro riempiendolo di salsa o di lasciare a ognuno la libertà di condirle come preferisce.

E dopo aver spazzolato minuziosamente questo piatto, a casa mia, che c’abbiamo il western inside, si pronuncia la celebre frase da Trinità, “Comunque i fagioli erano uno schifo”. Anche se di fagioli non si tratta…
Con questo post ci salutiamo e ci diamo appuntamento alla prossima settimana (nel week end sarò in Polonia da un’amica e tornerò martedì, poco prima del ritrovo delle blogalline, non vedo l’ora..).
Per ora vi saluto. E ricordate:
(La D è muta)
Con questa ricetta partecipo all’MTC di aprile:
A presto!

Red velvet cake senza glutine

Questo mese l’appuntamento con la ricetta di Stefania dell’MTC è stato particolare. Mi piace molto preparare torte e, in questo caso, si è affrontata una torta di pasticceria americana. Armata di lista della spesa ho fatto un giro per Cesena per vedere un po’ cosa si trovava nei negozi bio, soprattutto per le farine elencate in ricetta. Ho scoperto che la fecola ce l’avevo già a casa (mai aperta, wow), ho comprato quella di riso (impalpabile, come da ricetta), mentre quella di tapioca non l’ho trovata, mi han detto che è una farina che si conserva per poco tempo, quindi ho ripiegato sulla maizena (anche quella c’era già a casa, doppio wow!).
Tutto questo perchè ci stiamo cimentando in una cosa bellissima, ovvero la preparazione di un dolce per una persona celiaca. Per me è stata la prima volta, non conosco delle persone con questo “problema”, ma ora ho capito delle cose in più.
In più ho comprato anche il colorante rosso in polvere, da aggiungere all’impasto. A fine ricetta le scodelle tutte schizzate di rosso e sparse un po’ per tutta la cucina davano alla stanza un effetto molto Stephen King (uno scenario ibrido tra Shining e Misery non deve morire..).
Anche se ci è stata data libertà nella farcia, proprio per il fatto che non mi sento sicurissima in questo campo,  sono stata abbastanza fedele alla crema che ha usato anche Stefania, alleggerendola un po’. So che questa scelta non è particolarmente estrosa o di carattere, ma ho utilizzato l’occasione per imparare e mi sono divertita e questo è più che soddisfacente. Poi il mio tocco l’ho dato, coi miei amati frutti di bosco:)
Ho usato uno stampo un po’ più grande, di 24 cm di diametro e anche per questo motivo è più bassa della ricetta originale. Anche se nelle indicazioni c’era scritto che con questo spessore sarebbe stato difficile tagliarla orizzontale, io, previa conservazione in frigorifero delle basi per una notte, ci ho voluto provare lo stesso e ci sono riuscita. Per cui i miei strati di farcitura sono tre! Vi assicuro che il sapore è ottimo e la torta bella “spugnosa”.
Ci sono alcuni aspetti della pasticceria americana che sono molto interessanti. Ossia la voglia di stupire, la grandezza, l’uso del colore, l’ambizione per la decorazione. Avete presente il film della Disney con Hayley Mills “Il Segreto di Pollyanna“? C’è una scena, quella della fiera, dove la piccola Pollyanna gira tra i banchetti e mangia qualunque cosa (sti americani senza fondo!). Pannocchie tostate, cocomero, mele candite, poi passa vicino a queste torte, giganti e a strati. Da piccolina le guardavo e sognavo di tuffarmici sopra. E quelle fette enormi… che meraviglia…
Quando mia mamma ha visto in foto la torta di Stefania dell’MTC il suo commento è stato: “la torta di Pollyanna!!!” (a casa Tantocaruccia siamo molto Disneyani).
Quindi in qualche modo ho realizzato un sogno di bambina, certo non mi ci sono tuffata sopra (però sarebbe stato bello..), ma ho potuto sperimentarne il sapore, di una torta americana e in più senza glutine.
Mi piace ricordare che, anche per chi lo tollera, evitarlo di tanto in tanto non è assolutamente un male, non è vero?
Ora andiamo diretti alla ricetta. Oggi con i video mi voglio sprecare e ve ne consiglio uno, quasi a doc, per accompagnarvi nella lettura (ci sono mille canzoni che la potrebbero accompagnare in realtà! Ma se c’è pie nel titolo, significa che è proprio adatta!).
Vi copio-incollo quella di Stefania, per la base seguita passo passo, con tanto di indicazioni e marche per una ricetta veramente gluten-free .


Ingredienti:

160 gr di farina di riso sottilissima tipo amido (Le Farine Magiche Lo Conte, Pedon, Rebecchi)
60 gr di fecola (Cleca, Pedon, La Dolciaria, Sma & Auchan)
30 gr di farina di tapioca (che potete sostituire con Maizena)
1/2 cucchiaino da tè di sale
8 gr cacao amaro (Venchi, Easyglut, Pedon, Olandese)
110 gr burro non salato a temperatura ambiente
300 gr di zucchero
3 uova medie (io uso quelle bio codice 0, ma non è rilevante ai fini della celiachia)
1 cucchiaino da caffè di estratto vaniglia bourbon (o i semi di una bacca, ma non usate la vanillina)
240 ml di buttermilk (se lo trovate già pronto, altrimenti la ricetta in fondo al post)
1 cucchiaio di colorante rosso (Rebecchi e Loconte)
1 cucchiaio di aceto bianco
1 cucchiaino da tè di bicarbonato di sodio

Pre-riscaldate il forno a 175°C.
In un recipiente mescolate le farine, il sale, il cacao. In un altro recipiente, sbattete il burro per 2-3 minuti, finché sarà soffice e poi aggiungete lo zucchero e sbattete per altri 3 minuti.
Aggiungete le uova, una alla volta, sbattendo 30 secondi dopo ogni aggiunta.
Mescolate il colorante al buttermilk e quindi versate poco per volta al composto di burro, alternando le polveri al buttermilk. Possibilmente iniziate e finite con la farina. Aggiungete anche la vaniglia e mescolate.
In una tazzina (capiente) mescolate il bicarbonato all’aceto bianco, facendo attenzione a versarlo subito nell’impasto (altrimenti ve lo troverete per tutta la cucina) e incorporatelo bene con una spatola.
Imburrate due teglie da 20 cm (io da 24 cm) e spolverizzate con farina di riso. Fate cuocere per 40/45 minuti, o finché non vedete che è cotto (con il trucchetto dello stuzzicadenti!)
Lasciate raffreddare la torta dentro la teglia (potete usarne anche una in silicone, ma è meglio usare la  carta forno per evitare contaminazioni) per 10 minuti. Poi toglietela dalla teglia e lasciatela raffreddare, quindi fasciatela nella pellicola trasparente. Fatela riposare in frigo per diverse ore (io l’ho lasciata tutta la notte). In questa maniera sarà più facile da tagliare senza che si sbricioli e sarà più semplice mettere la farcitura. Non spaventatevi se vi sembra troppo dura, perché a temperatura ambiente tornerà morbidissima.
Questa è la ricetta base, a questa si possono aggiungere infiniti sapori. Si può conservare in frigo in un contenitore ermetico e riutilizzare quando se ne ha bisogno.
Riprendo la parola io per darvi la ricetta della mia farcia e la mia guarnizione:
Ingredienti:
450 g di formaggio spalmabile tipo Philadelphia
280 g di zucchero a velo (io ho usato quello semolato tritato finemente, non mi fa impazzire quello vanigliato)
scorza di un limone bio grattugiata
250 g di frutti di bosco surgelati

Prepariamo la crema sbattendo il formaggio con lo zucchero e aggiungiamo anche la buccia grattata. Gli ingredienti si devono omogeneizzare perfettamente.
Riprendiamo la nostra base e ognuna la tagliamo in due orizzontalmente in modo da ottenerne 4.
Spalmiamo ogni strato con circa 2-3 cucchiai della nostra crema (in modo da ottenere, quindi, 3 strati). Copriamo completamente la torta, anche i bordi per ottenere un effetto total-white. Orniamo la cake con i frutti di bosco. Conserviamo in frigorifero per un paio d’ore prima di servire (il tempo che i frutti di bosco si scongelino e rilascino un po’ del loro succo).

Ai fini di questo post vi copio-incollo anche la ricetta del buttermilk (o latticello) fermentato, un preparato molto usato nella cucina americana, necessario per preparare questa torta. Da preparare con alcune ore di anticipo perchè abbia il tempo di fermentare.

Latticello o buttermilk

Ingredienti (per circa 190 gr latticello e 150 gr burro):

* 400 ml panna fresca (non zuccherata, senza aromi, stabilizzanti e coloranti aggiunti)
* 2 cucchiai di yogurt magro (per fare fermentare il latticello)
Strumenti:
* Planetaria o sbattitore
* Panno di lino bianco pulito 
Montare la panna con la planetaria o con uno sbattitore, inizialmente al minimo, per poi aumentare gradatamente fino a raggiungere la massima velocità, come se si dovesse preparare la panna montata, con la differenza che quando sarà montata non ci si dovrà fermare, ma farla “impazzire”. Inizialmente la panna monterà a neve ferma, continuare a frullare, la panna diventerà grumosa e poi inizierà a separarsi in una parte liquida (il latticello) e una parte solida (il burro). 
(Inutile dire che a far impazzire tutta quella bella panna morbida mi si è spezzato il cuore a metà).
Consiglio di coprire la ciotola dello sbattitore perché quando il burro e il latticello iniziano a separarsi la frusta schizza ovunque. Dopo circa 15 minuti, quando il burro rimane impigliato nella frusta lasciando sul fondo della ciotola tutto il liquido, si può procedere con la scolatura.
Disporre il burro in un panno pulito, stringerlo a palla e strizzarlo dentro ad una ciotola (il liquido colato può essere aggiunto al restante latticello). Cercare di eliminare più liquido possibile per garantire una conservazione più duratura al burro. 
Quando non gocciola più, sciacquarlo sotto l’acqua corrente fredda per eliminare ogni residuo di siero. Lavorare energicamente la massa di burro con le mani bagnate su un piano di lavoro umido come se si stesse impastando il pane. Dare al burro la forma desiderata servendosi di uno stampo e far rassodare in frigorifero. 
Filtrare il latticello, versarlo in un vaso e riporlo in frigorifero. Se invece si desidera farlo fermentare, aggiungere due cucchiai di yogurt magro, mischiare bene, chiudere il vaso con della pellicola e lasciare fermentare tutta la notte a temperatura ambiente (circa 25°, in inverno si può mettere avvolto in una coperta di lana in una zona calda della casa).

N.B. per ottenere la quantità di latticello prevista per la ricetta della sfida, usate 500 ml di panna.


Con questa ricetta partecipo all’MTChallenge di febbraio:

Nella sfida c’era un’altra sfida, ossia quella di cucinare con i tacchi a spillo. Ora, care ragazze dell’MTC, io ci metto tanta buona volontà, ma c’è una cosa importante che dovete sapere. Ossia che dietro Tantocaruccia c’è Claudia, una ragazza, sì tanto caruccia, ma anche alta 181 cm. E che con 12 cm di tacco diventa 193 cm. Nessun problema apparente se non fosse che per cucinare da un’altezza così dovrei stare costantemente piegata più o meno a 90°, soluzione scomoda, oltre che molto dolorosa per la mia schiena già non in ottimo stato. Non me ne vogliate allora se la red velvet è stata cucinata con i piedi per terra, con delle adorabili pantofoline con i gatti e che quindi, per questa volta, mi prendo il banner dei maschietti^.^

A presto!


Pancakes (non è un post di San Valentino)

Oggi non parleremo di San Valentino. O meglio forse ne parleremo per vie traverse… La mia vena romantica, visto l’argomento, in qualche modo uscirà temo…
Due giorni fa hanno dato in tv questo belliffimo film, con la belliffima Charlotte Gainsburg che tutte le volte che lo guardo poi ci scappa la lacrima… 

 
Parlando della Charlotte Gainsburg posso dire che di persona è veramente una bellissima ragazza, anche se in questo film fanno di tutto per presentarla come l’istitutrice bruttina e un po’ sfigata. Esattamente un anno fa mi trovavo in Francia e seguivo nella mia scuola un corso di scenografia. Con il suddetto corso andammo una sera a vedere uno spettacolo teatrale al Théatre de la Cité di Parigi. Io e le mie compagnette di corso (francesi) eravamo tutte sedute e in assetto da spettacolo quando una mi dice: 
– Sai che davanti a te è seduta una celebrità?
– Ah?
– Ma sì, non vedi che c’è Charlotte Gainsburg con sua madre?
Vabbè, io ero totalmente allo scuro di chi fosse anche se avevo già visto più e più volte questo film. A una certa la suddetta Charlotte si gira e sbatte gli occhioni.. Ommioddio, Jane Eyre! (!!!)… 
Dopo un primo momento in cui ho desiderato molto chiederle se il signor Rochester fosse altrettanto figo di persona come sullo schermo, ho optato per mantenere un profilo basso, sentendomi molto compiaciuta del fatto che la signorina Eyre fosse a quello stesso spettacolo. 
Che poi penso che questo film ci piaccia.. Piaccia quasi a tutte perchè la Jane incarna un po’ l’ideale di donna che tutte aspireremmo a diventare.. E che alla fine sposa in Signor Rochester, non dimentichiamocelo!
Direi che per oggi basta col romanticismo (sempre se di romanticismo si tratta) parliamo invece di questi pancackes. La ricetta è della belliffima (anche lei) e simpaticissima Emanuela che mi ha convinto a provarli quando ho visto che nella ricetta aveva aggiunto le mele, rendendoli un pochino più speciali rispetto a quelli tradizionali. La sua ricetta la trovate qui. La fattura dei suoi forse è migliore di quella dei miei….
Ingredienti (per 12-16 pancakes, quantità in tazze da tè):
2 tazze di farina 
2 tazze di latte
1 bustina di lievito in polvere per dolci 
2 cucchiaini di zucchero 
1 cucchiaino di sale 
2 uova 
1 noce di burro fuso 
1 mela a pezzetti piccoli

Sbattete in un recipiente i tuorli, il latte e il burro fuso (preferibilmente freddo). Aggiungete poi la farina, lo zucchero il sale e il lievito. Montate gli albumi a neve e uniteli al composto insieme alla mela (precedentemente tagliata a pezzetti piccini).
In una padellina antiaderente fate sciogliere un pochino di burro e iniziate la cottura dei pancakes. 
Io ho fatto ogni pancakes con 3-4 cucchiai di impasto perchè non mi piacciono troppo spessi ma è a vostra discrezione. Cuocete qualche minuto per parte a fiamma medio-bassa (in modo che si cuocia bene anche l’interno) e servite caldi.
Metà dell’impasto io l’ho tenuto in frigorifero e l’ho usato il giorno dopo. Sono buonissimi con la marmellata o la nutella. Mia mamma aveva preparato una specie di besciamella al cioccolato con cioccolato fondente, farina, latte e cacao amaro e abbiamo utilizzato anche quella. 
Dulcis in fundo vi lascio con un link http://claudiacasadio.blogspot.com/. Questo blog è diventato il mio personale diario visuale, viene aggiornato quotidianamente con le immagini che mi ispirano. E’ un altro account, infatti vedrete il mio vero nome (Claudia) e non Tantocaruccia. Se la cuisine è la mia parte femminile e casalinga questo è la mia parte artistica e ribelle.
Un bacio, a presto! E.. naturalmente buon Sa Valentino!